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qui canapa uso medicoLa canapa è medicina!

La cannabis è una sostanza naturale dalle numerose virtù terapeutiche. Parliamo di una pianta che contiene oltre 400 sostanze tra cui terpeni, flavonoidi e acidi grassi, oltre ai cannabinoidi, il componente principale. Fino ad ora ne sono stati individuati più di 100 e la loro particolarità è quella di legarsi al nostro sistema endocannabinoide, che produce sostanze molto simili a quelle delle cannabis ed ha recettori appositi, sparsi in tutto il corpo, che vengono attivati da queste sostanze.

Sono molti gli scienziati convinti che il futuro della medicina stia nello studiare questo sistema endocannabinoide, formato dai recettori e dagli endocannabinoidi prodotti dal nostro corpo, che regola attività del corpo come dolore, spasticità, umore, appetito e ansia.
Il THC è stato il primo cannabinoide ad essere stato isolato nel 1964 dal dottor Raphael Mechoulam, ha molte proprietà terapeutiche ed è l’unico ad essere psico-attivo, causando l’effetto di “sballo” che viene comunemente associato alla cannabis.

Tutti gli altri cannabionidi non sono psico-attivi ed hanno diverse caratteristiche ed effetti terapeutici. Negli ultimi tempi la ricerca scientifica si sta concentrando molto sul CBD, cannabinoide dalle virtù anti-dolorifiche ed anti-psicotiche, ma soprattutto anti-spastiche, esplorate in molte malattie neurologiche, soprattutto per uso pediatrico.

In Italia i farmaci a base di cannabis sono legali dal 2007, quando cioè l’allora ministro della Salute Livia Turco aveva riconosciuto tramite un decreto l’utilità in medicina del cannabinoide THC e dei suoi omologhi lasciando alle Regioni la libertà di recepire il decreto e metterlo in atto. E così oggi assistiamo a Regioni che hanno legiferato in materia, come Puglia e Liguria, che forniscono il farmaco a carico del sistema sanitario regionale ed altre che invece devono ancora depositare dei progetti in tal senso.
A livello nazionale la cannabis ed i suoi derivati sono acquistabili, dietro prescrizione medica, presso le farmacie che effettuano preparazioni galeniche ad un prezzo compreso tra i 25 ed i 35 euro al grammo; troppo per le tasche di pazienti che arrivano a spendere anche più di mille euro al mese per poter seguire i propri piani terapeutici. Attualmente importiamo la cannabis dall’Olanda, ma è in corso un progetto sperimentale di produzione anche in Italia, presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che dovrebbe fornire la cannabis ad un prezzo più basso.

Il ministero della Salute Lorenzin a fine 2015 ha pubblicato un decreto per regolamentare la produzione di cannabis, stabilendo che nel nostro Paese può essere prescritta per l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale), il trattamento del dolore cronico, come antiemetico in casi di chemioterapia, radioterapia e terapie per HIV, come stimolante per l’appetito, come ipotensivo nel glaucoma e per la riduzione dei movimenti involontari nella sindrome di Tourette, sempre e comunque se le terapie tradizionali si siano dimostrate fallimentari. Spicca l’assenza di patologie come morbo di Parkinson, Alzheimer, epilessia, morbo di Chron e SLA, per citare le principali patologie per le quali ci sono studi scientifici pubblicati su riviste accreditate.

La cannabis si può assumere tramite decotti, ai quali vanno però aggiunti dei grassi per far in modo che i cannabinoidi, che non si sciolgono in acqua, facciano effetto; tramite estratti che possono essere ingeriti o usati come pomata; e tramite sigarette e vaporizzatori. Questi ultimi sono sempre più al centro dell’attenzione perché non sviluppano le sostanze tossiche create invece dalla combustione e il vapore che viene sprigionato permette di far assumere i principi attivi in maggior concentrazione.

Altri prodotti sui quali si stanno concentrando le aziende sono nuove genetiche di cannabis con alti rapporti di CBD rispetto al THC. Il CBD infatti, oltre alle virtù terapeutiche elencate sopra, contrasta gli effetti psico-attivi del THC, motivo per cui in America genetiche di questo tipo vengono fornite a pazienti particolarmente sensibili al THC, oppure ad anziani e bambini.

Ad oggi uno dei maggiori problemi per i pazienti, oltre all’alto costo del farmaco, è quello di trovare un medico che prescriva loro la cannabis. Si tratta fondamentalmente di un problema culturale: i medici infatti, in qualunque campo, completano la loro formazione senza mai trovare alcun cenno sulla cannabis in medicina. Ad ogni modo è una tendenza che si sta piano piano invertendo. Negli ultimi tempi intanto sono nati diversi organismi con dottori che si stanno specializzando in materia e, oltre a curare i pazienti, stanno iniziando a fare formazione scientifica sulla cannabis in medicina.

Testo e immagine a cura di Dolce Vita (c) 2016 – www.dolcevitaonline.it – vietata la riproduzione